A LAVAGNA SONO DI NUOVO “CAVOLI NOSTRI”

VI ASPETTO sabato 3 dicembre per una escursione sulle alture di Lavagna e sulla piana del fiume Entella che ci permetterà di scoprire non solo sentieri e piste ciclabili ma anche i prodotti tipici del territorio. Dopo la camminata infatti ci fermeremo alla manifestazione “cavoli nostri” ad assistere a uno dei suoi tanti eventi a programma

Lavagna è famosa sin dal medioevo per le sue terre coltivate, caratterizzate da una cultura promiscua di produzioni orticole, di ulivi e di vite. Anche quest’anno, il comune di Lavagna, unico in Liguria, è stato insignito della Spiga Verde, il riconoscimento promosso da Foundation for Environmental Education e da Confagricoltura per quelle realtà che riescono a coniugare sul territorio il rispetto dell’ambiente con la crescita della ricchezza economica e sociale delle comunità che vi risiedono. Il corretto uso del suolo, la presenza di produzioni agricole tipiche, la qualità dell’offerta turistica e la valorizzazione delle aree naturalistiche, costituiscono le ragioni del titolo, sempre molto ambito. Ed infatti, nascosto tra via Fieschi e il lungo Entella, si estende un grande polmone verde che accoglie produzioni orticole di grande rilevanza per il valore storico, oltre che commerciale dovuto all’elevata qualità. Accanto a produzioni tipiche liguri come la melanzanina tonda, negli orti di Lavagna si coltivano cultivar esclusive della zona come il cavolo Gaggetta, il cavolo Broccolo Lavagnino, la radice di Chiavari, il pisello di Lavagna, che, anche se non hanno riconoscimenti ufficiali (solo la Camera di Commercio di Genova ha assegnato il marchio ‘Antichi Ortaggi del Tigullio’ a 5 varietà), mostrano un forte radicamento nel territorio, in quanto, ancora oggi, questi stessi orti servono anche da vivaio per tutta l’area del Tigullio.

La disposizione degli orti, la canalizzazione delle acque a scopo irriguo, ma anche di contenimento in caso di forti piogge e l’edilizia rurale sono oggi un patrimonio culturale

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Due PASSI

Oggi i nostri passi erano fondati sull’incontro:

Il primo passo: incontrare il proprio spazio interiore:

Il paesaggio naturale, grazie al suo potenziale benefico a livello fisiologico e psicologico (azione antistress, azione rilassante e rigenerante, miglioramento dell’umore), è stato  lo spazio privilegiato in cui abbiamo potuto esplorare ed incontrare il nostro  “paesaggio interiore”, la nostra  “natura umana”. Abbiamo avuto  l’opportunità di riconnetterci con i diversi aspetti di noi, , degli altri e  della Natura stessa.

Il Respiro degli alberi interconnesso al nostro Respiro.

Cosa abbiamo visto in questo fungo?

Che sensazione hai provato nel vedere le foglie secche sugli alberi e quelle cadute a terra?

Il secondo passo: incontrare un pezzo di storia del nostro paese.

In un momento storico di grande cambiamento, come quello attuale, in cui tutto sembra andare nella direzione della globalizzazione e di conseguenza verso una  “disconnessione” da sé stessi e dalle nostre   tradizioni, credo sia importante entrare dentro un  nostro  laboratorio   artigiano come appunto quello del Damasco. Per provare emozioni e sensazioni che possano essere simili a quelle provate alle nostre origini o comunque nel passato. .

È grazie alla memoria che può quindi esistere la stessa tradizione e di conseguenza tanta varietà di cibi, costumi, danze e altri elementi che rendono il mondo interessante..

Nella tradizione c’è una memoria sedimentata che solo la tradizione stessa può tenere “viva”.

𝐃𝐚𝐦𝐚𝐬𝐜𝐨 in #seta, deriva il suo nome dall’omonima città della Siria ed è un tessuto con disegni floreali ad effetto di lucido-opaco, realizzato con filati del medesimo colore utilizzando telai Jacquard.

A Lorsica (Chiavari, GE) ancora oggi la tessitura De Martini, nel solco dell’antica tradizione dei velluti e tessuti serici genovesi, continua a realizzare damaschi come 500 anni fa e racconta la storia di questa antica attività nel museo

A presto.

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Ospedale di San Nicolao di Pietra Colice

Sul Monte San Nicolao sul massiccio del Bracco, a pochi chilometri da Sestri levante, e a cavallo tra la Provincia di Genova e di La Spezia e tra i comuni di Moneglia e Deiva Marina, si trova il più ampio complesso ospitaliero medievale della Liguria, situato in un importante crocevia di strade. La principale è senz’altro la Via Romana Aemilia Scauri , della quale sono ancora oggi riconoscibili, nella zona, abbondantissime tracce, evidenziate tra l’altro dai resti di alcuni antichi ponti.

Il sito è infatti unico nel suo genere perché conserva tracce di frequentazione dall’epoca neolitica all’età moderna, racchiudendo così più di 5000 anni di storia! In una piccola area dello scavo del sito medievale sono stati trovati alcuni frammenti di anfore di età romana (III-I secolo a.C.) e tracce di buche da palo e piccole fosse, schegge di diaspro, selce e quarzo e frammenti ceramici, che sono attribuibili alla cultura del vaso campaniforme tipica del periodo compreso tra il 2500 e il 2200 a.C. (4500 anni fa).

Sotto a questo livello sono state trovate due fosse di combustione che dalla disposizione delle pietre e dalla tipologia hanno fatto capire che si trattava di luogo in cui il fuoco veniva acceso costantemente per cuocere grossi pezzi di carne o cereali e che l’area veniva frequentata già dall’uomo nel Neolitico (4000 a.C., ovvero 6000 anni fa).

Indagini archeologiche del sito sono state condotte da Leopoldo Cimaschi (1956/58), Alessandra Frondoni (1998), Fabrizio Benente (2001-2008) e dal 2014 a tutt’oggi da Dott.ssa Nadia Campana della Sopraintedenza che insieme a Prof. Fabio Benente la Soprintendenza e al prof. Fabrizio Benente, ha effettuato nel marzo 2021 un nuovo sopralluogo presso la chiesa di S. Nicolò per poter effettuare il consolidamento delle mura di fortificazione dell’area, a seguito dell’ottenimento del finanziamento ministeriale, rispettandone la ricchezza archeologica. Il ritrovamento dell’ossuario della scorsa estate, infatti, richiede una nuova fase di analisi della zona prima di poter avviare i lavori di consolidamento. L’intervento tecnico prevede lo scavo della piazzetta retrostante la chiesa e del lato a ridosso del muro per la realizzazione di canalette di scolo per migliorare il deflusso delle acque meteoriche e la posa di pali di sostegno alla cinta muraria di circa 8 metri ogni 80 centimetri per garantirne la stabilità.

Oltre alla visita del luogo è altamente consigliabile recarsi in pieno centro di Sestri Levante in Corso Colombo dove si trova il Il Museo archeologico e della Città dove l’archeologa Marzia Dentone che è ora anche la conservatrice del museo stesso potrà svelarvi tanti segreti e curiosità di questo misterioso Ospedale.

Ecco l’immagine del sito fatta dal Fabrizio Bracco con il drone

Le antiche miniere di Libiola

Oggi, 4 dicembre, si celebra Santa Barbara, patrona dei minatori, Ieri per ricordarla mi sono quindi recata alle antiche Miniere di Libiola e ho scattato qualche foto così che anche voi lettori possiate avere un’idea del luogo.

La storica miniera di rame di Libiola, probabilmente la più importante d’Italia, è conosciuta fin dalla preistoria e sfruttata intensamente fin da epoca romana. Alcuni interessanti reperti rinvenuti, durante le lavorazioni, alla fine dell’800 in uno dei tre grossi crateri a cielo aperto sito sul monte della miniera, avevano richiamato l’attenzione del celebre prof. Arturo Issel, autentico luminare in materia e docente nella Regia Università genovese. Tali reperti erano: un mazzuolo di pietra, una pala di legno e un manico di piccone in legno di quercia della lunghezza di 17 cm. (l’unico, ad oggi, non andato perduto), tutti quanti riferibili alla preistoria. Negli anni ’60 il manico di piccone è stato inviato a due distinti laboratori, in Francia e in Germania, ed entrambi hanno sentenziato che risalirebbe a più di 3mila anni prima di Cristo: quella di Libiola è stata la prima miniera al mondo ad essere datata col sistema del radiocarbonio 14. L’interessante scoperta ha consentito di affermare due verità e cioè che in zona c’è vita fin dalla preistoria attraverso le antiche popolazioni liguri (nei pressi del torrente Gromolo esiste un monte chiamato “Castellaro”, toponimo dal significato che abbraccia tempi antichi di popolazioni autoctone) e che in miniera si lavorava già, sebbene con attrezzi rudimentali. Quando negli anni ’60 viene rinvenuta a Chiavari una necropoli risalente al VII secolo a.C., diversi manufatti di rame e bronzo provenivano dalle miniere di Libiola.

La miniera di Libiola, occupa una superficie complessiva di circa 400 ettari. L’intero territorio è attraversato da una ventina di gallerie, alcune di esse si articolano su 4 livelli discenderie, fornelli, buchi ovunque (in numero di oltre 300), e tre grossi crateri a cielo aperto. Storicamente è stata la miniera più produttiva d’Italia (dopo quella del monte Amiata in Toscana) e da essa sono uscite milioni di tonnellate di materiale, dal buon tenore di rame. Inoltre dal punto di visto qualitativo a Libiola sono state rinvenute oltre 70 specie di minerali diversi da primato mondiale, tra cui oro e argento in quantità non apprezzabili. Sebbene sia privata ed appartenga ad una società con sede in Lombardia, la miniera di Libiola è dal 1961-62 che non è più attiva. Il periodo storico di maggior sviluppo lo si è avuto durante il cosiddetto “periodo degli inglesi”, dal 1868 al 1928 (e più precisamente fino al 1896 a titolarità esclusiva, in seguito data in locazione). Nel 1868 nasce a Londra la società per azioni “The Libiola Mining Company Ltd” che sfrutterà i ricchi giacimenti minerari libiolesi per diversi decenni, facendo la fortuna dei sudditi di sua Maestà la regina Vittoria e in special modo dei proprietari inglesi: su tutti la famiglia Brown che con Libiola diventerà assai ricca, acquistando il castello di Paraggi (Santa Margherita Ligure) e quindi la fortezza di Portofino che da quel momento è chiamata “castello Brown”: entrambi i castelli si affacciano sul pittoresco Golfo del Tigullio. A Sestri Levante esiste una viuzza nei pressi del Municipio – via Garibaldi che è soprannominata in genovese “caruggiu dell’òu” (ossia caruggio dell’oro) proprio grazie alle ricchezze dei minerali di Libiola e ammassati all’interno dei magazzini in attesa dei vapori che percorrevano settimanalmente la rotta Sestri Levante – Gran Bretagna alla volta dei porti di Inghilterra (Newcastle) e del Galles (Swansea).

Ecco il video youtube creato da Provincia di Genova con alcune testimonianze:

Miniera di Libiola, 2700 anni di storia – YouTube