U PREBUGGIùN

Come il pesto, anche il Prebuggiùn è un piatto quasi giornaliero presente nella tavola ligure. Ma se per il pesto ci sono degli ingredienti obbligati per il Prebuggiùn è, soprattutto, l’arte della cuoca che fa la differenza.

Ogni casalinga ha la sua ricetta, anzi più ricette in quanto è sempre diverso, in base alla stagione, in base al livello del mare in cui si trova il terreno dove raccoglie le erbe selvatiche (perché si; sono queste le vere protagoniste del piatto!). Importante è anche la diversa composizione del terreno, l’esposizione al sole, al vento o all’umidità in cui nascono queste erbette. Importante una volta raccolte trasportarle a casa in un cestino di vimini, banditi sono, come del resto per i funghi, i sacchetti di plastica.

Ma, come scrivevo prima, il mélange ben aromatizzato che renderà il piatto prelibato è dato dalla grande sapienza ed esperienza che la cuoca usa nel saper dosare le varie erbe. Ciascuna di esse, nonostante alcune si assomigliano a tal punto che a prima vista, o ad un occhio inesperto, sembrano uguali, ha caratteristiche proprie e talvolta opposte. Alcune sono molto amare, altre risultano dolci, altre contengono troppa acqua, alcune sono piccanti. ecc.

Un vocabolario genovese-italiano spiega il termine prebuggùn come “minestrone contadinesco, per lo più di riso con vari ortaggi in guazzabuglio” C’è poi chi lo definisce come un insieme di erbe che cresocno spontaneamente sulle coline della Liguria. Per alcune donne anziane del Borgo di Riva Trigoso, ai piedi del Bracco, è semplicemente un mix erbe selvatiche raccolte negli incolti, nei coltivi o sui muretti di sostegno dei terrazzamenti secolari costruiti dall’uomo per modificare la natura troppo ripida del monte.

U prebuggiùn, di solito si consuma lesso e si mangia condito con sale ed olio tassativamente extra vergine d’oliva spesso assieme a patate anch’esse bollite. Anticamente lo accompagnavano con tipiche frittelle fatte con pasta per pane lievitata. Viene però utilizzato spessissimo anche come ripieno per i pansoti che verranno successivamente conditi con la salsa di noci, oppure per frittate o torte.

16 sono le erbe selvatiche che possono essere miscelate tra cui la bietola selvatica, la borragine, il finocchio selvatico, il tarassaco ma la regina indiscussa e sempre presente in tutta le ricette ligure è la “Talegua” (Reichardia picroides).

Ospedale di San Nicolao di Pietra Colice

Sul Monte San Nicolao sul massiccio del Bracco, a pochi chilometri da Sestri levante, e a cavallo tra la Provincia di Genova e di La Spezia e tra i comuni di Moneglia e Deiva Marina, si trova il più ampio complesso ospitaliero medievale della Liguria, situato in un importante crocevia di strade. La principale è senz’altro la Via Romana Aemilia Scauri , della quale sono ancora oggi riconoscibili, nella zona, abbondantissime tracce, evidenziate tra l’altro dai resti di alcuni antichi ponti.

Il sito è infatti unico nel suo genere perché conserva tracce di frequentazione dall’epoca neolitica all’età moderna, racchiudendo così più di 5000 anni di storia! In una piccola area dello scavo del sito medievale sono stati trovati alcuni frammenti di anfore di età romana (III-I secolo a.C.) e tracce di buche da palo e piccole fosse, schegge di diaspro, selce e quarzo e frammenti ceramici, che sono attribuibili alla cultura del vaso campaniforme tipica del periodo compreso tra il 2500 e il 2200 a.C. (4500 anni fa).

Sotto a questo livello sono state trovate due fosse di combustione che dalla disposizione delle pietre e dalla tipologia hanno fatto capire che si trattava di luogo in cui il fuoco veniva acceso costantemente per cuocere grossi pezzi di carne o cereali e che l’area veniva frequentata già dall’uomo nel Neolitico (4000 a.C., ovvero 6000 anni fa).

Indagini archeologiche del sito sono state condotte da Leopoldo Cimaschi (1956/58), Alessandra Frondoni (1998), Fabrizio Benente (2001-2008) e dal 2014 a tutt’oggi da Dott.ssa Nadia Campana della Sopraintedenza che insieme a Prof. Fabio Benente la Soprintendenza e al prof. Fabrizio Benente, ha effettuato nel marzo 2021 un nuovo sopralluogo presso la chiesa di S. Nicolò per poter effettuare il consolidamento delle mura di fortificazione dell’area, a seguito dell’ottenimento del finanziamento ministeriale, rispettandone la ricchezza archeologica. Il ritrovamento dell’ossuario della scorsa estate, infatti, richiede una nuova fase di analisi della zona prima di poter avviare i lavori di consolidamento. L’intervento tecnico prevede lo scavo della piazzetta retrostante la chiesa e del lato a ridosso del muro per la realizzazione di canalette di scolo per migliorare il deflusso delle acque meteoriche e la posa di pali di sostegno alla cinta muraria di circa 8 metri ogni 80 centimetri per garantirne la stabilità.

Oltre alla visita del luogo è altamente consigliabile recarsi in pieno centro di Sestri Levante in Corso Colombo dove si trova il Il Museo archeologico e della Città dove l’archeologa Marzia Dentone che è ora anche la conservatrice del museo stesso potrà svelarvi tanti segreti e curiosità di questo misterioso Ospedale.

Ecco l’immagine del sito fatta dal Fabrizio Bracco con il drone